La vera storia de La Parlata Igniorante

Era un caldo pomeriggio di inizio estate – ops “stagione” – al Parco Virgiliano di Posillipo. Napoli come al solito era incantevole vista da li. Il tramonto  congedava il giorno e ci regalava una nuova serata, ma Nisida era ancora illuminata  dal sole e il profumo del mare, calmo e azzurro  (azzurro perché osservato da lontano, sia chiaro), riempiva l’anima. Un occhio più attento poteva scorgere persino i gabbiani in lontananza sostare sulle rocce e qualche giovane atleta esibirsi nell’immancabile e olimpionico tuffo “a cufaniello”. A rovinare l’atmosfera, se dobbiamo dirla tutta, c’era l’ecomostro di Bagnoli, ma quella purtroppo è una tarantella infinta, “chissà che ce sta a sott?!”.

All’improvviso un #igniorante dei nostri esclamò la mitica frase, quella che parte in automatico all’imbrunire di ogni santissimo giorno del fine settimana: “Uagliù, ma staser che se fa?”.  “Smuntamm” suggerirono i più stanchi, mentre quelli con le duracell erano prontissimi a bruciarsi nell’inferno di Piazza Bellini, perché li “ce sta ‘o moviment”. Ci eravamo intalliati. Come sempre. L’intalliamiento ci accompagnò fino a che non varcammo i cancelli del Parco, quando una voce igniorante si levò. “Ma stammece a casa, tant l’asciuta nostra l’amma fatt”. Il tempo si fermò. Quello fu il nostro Big Bang. Quella fu la prima “Parlata Igniorante”.

Tanta bellezza lessicale non poteva restare confinata in un codice solo verbale, non scritto. Sentimmo il bisogno di raccoglierlo, di divulgarlo, di conservarlo. Un patrimonio che appartiene solo a chi, come noi, ha avuto il dono di nascere in una terra fatta di uomini fantastici ma anche di troppi furbetti  che “te fann je nfrev” e “ te menen a rint”, perchè tanto “quand buon buon riman Dio pensa”.

Di tutto questo noi #ignioranti “simm figl”, e il termine #ignioranza l’abbiamo storpiato affinché fosse chiaro che di ignoranza vera non si tratta. La nostra e vostra, è ignioranza sopraffina, è una filosofia di vita, è poesia dialettale che pizzica le corde dell’ironia. Non abbiamo mai avuto – e mai avremo – l’intenzione di offendere la nostra lingua, anzi per chiunque ci proverà sono pronte “mazzat a cecat”.

Il 6 Giugno 2015 il nostro primo post. Da quel giorno non abbiamo più smesso. Di parlate se ne sono susseguite tante. Tantissime le avete suggerite voi e speriamo che continuerete a farlo per amore della nostra, sempre sopraffina, ignioranza. Quella che ci fa vivere leggeri, che ci fa sentire genuini. “O tiemp è vulat” e da quando eravamo sett ott e nuje (eh sì, il nostro team è composto da otto #ignioranti), adesso simm “nu cuofan, nu maciell, nu terramot”. L’ignioranza avrà lo spazio che si merita. Abbiamo in cantiere tantissime sorprese. E sarete anche voi a “parlare igniorante” insieme a noi, con la stessa passione che ci avete messo fino ad ora e nel caso non dovessimo sentirvi, beh “alluccat chiù fort”.